
Salisburgo, HAUS FÜR MOZART
21 e 23 maggio 2010, ore 19.30
Betulia liberata
Azione sacra in due parti KV 118
Libretto di Pietro Metastasio (1698-1782)
musica di Wolfgang Amadeus Mozart
direttore Riccardo Muti
regia Marco Gandini
scene Italo Grassi
costumi Gabriella Pescucci
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Vienna Philharmonia Choir
maestro del coro Walter Zeh
nuovo allestimento
coproduzione Salzburger Festspiele, Ravenna Festival, Palau de les Arts di Valencia
Poco dopo il suo primo viaggio in Italia, Mozart scrisse la musica della Betulia liberata, musicando così un popolare libretto di Pietro Metastasio. Il poeta di corte di Vienna si attenne con notevole precisione alla fonte biblica: durante l'assedio di Betulia, sua città natale, da parte dell'esercito di Nabucodonosor guidato dal condottiero Oloferne, la vedova Giuditta si reca nel campo nemico, ottiene la fiducia di Oloferne per poi decapitare nel sonno il comandante. Giuditta torna a casa come salvatrice mentre i soldati interrompono l'assedio e fuggono sconvolti.
Salisburgo, FELSENREITSCHULE
24 maggio 2010, ore 11.00
Oratorio - Betulia liberata
Oratorio per 4 voci, coro e strumenti (1743)
libretto di Pietro Metastasio
musica di Niccolò Jommelli
direttore Riccardo Muti
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Vienna Philharmonia Choir
maestro del coro Walter Zeh
Il libretto di Pietro Metastasio per la Betulia liberata è tra gli oratori del poeta di corte di Vienna che conobbero la maggior diffusione. Niccolò Jommelli, che aveva studiato musica a Napoli ed operò per lunghi anni alla corte di Württemberg, fece proprio il soggetto nel 1743. Oltre che importante autore di musica sacra, Jommelli è un fondamentale compositore operistico. Sebbene abbia scritto anche opere buffe, viene innanzitutto considerato uno degli esponenti di maggior spicco dell'opera seria di metà Settecento.
«il vecchio oratorio betulia liberata»
La storia di Giuditta nelle interpretazioni di Mozart e Jommelli
Quel che a prima vista appare consegnato alla storia si rivela spesso, ad uno sguardo più attento, di straordinaria attualità. Come la Betulia liberata, in cui si narra della salvezza che sopraggiunge in una situazione apparentemente senza scampo grazie all'iniziativa di una donna eroica. È il tema narrativo dell'Azione sacra KV 118 di Mozart ispirata al libro apocrifo di Giuditta del Vecchio Testamento: senza il coraggio della vedova Giuditta, la fine della città giudea di Betulia, presa d'assedio dagli Assiri, sarebbe stata segnata. Introdottasi di nascosto nel campo nemico, ella si guadagnò la fiducia del condottiero avversario Oloferne per poi tagliargli la testa e fare ritorno a casa recando con sé il suo trofeo. Gli Assiri in preda al panico lasciarono la città e Giuditta venne acclamata come liberatrice.
Mozart ricevette la commessa per questo oratorio durante il suo primo viaggio in Italia, che fece in compagnia del padre. O perlomeno è quanto si evince da una lettera da Vicenza del padre Leopold datata 14 marzo 1771: «Abbiamo visitato a Padova quel che è possibile vedere in un giorno, dato che neanche qui ci hanno lasciato in pace e Wolfg: ha dovuto suonare in due posti diversi. Inoltre ha ricevuto un lavoro per cui dovrà comporre un oratorio per Padova, che farà quando potrà.» Il committente era un nobile, Giuseppe Ximenes Principe d'Aragona, la cui residenza ospitava spesso delle accademie musicali. Ignoriamo cosa concretamente lo abbia indotto a commissionare l'oratorio e come Mozart abbia ottenuto il libretto nonché quando abbia iniziato a comporre l'opera.
La Betulia liberata venne rappresentata durante la Quaresima del 1771, tuttavia non nella versione mozartiana bensì in quella di Giuseppe Caligari. La prima assoluta dell'interpretazione mozartiana era prevista per l'anno successivo a Padova, come Mozart padre faceva sapere al conte Giovanni Luca Pallavicini il 19 luglio 1771. Perché poi la cosa non si sia fatta, non ci è dato sapere. Una nuova occasione per rappresentare l'opera si sarebbe presentata anni dopo. Quando venne chiesto a Mozart di scrivere un oratorio per un concerto della Tonkünstler-Sozietät di Vienna, un'organizzazione dedita all'assistenza a discendenti di musicisti di professione caduti in miseria, egli si sovvenne della sua antica composizione e pregò il padre di inviargli "il vecchio oratorio betulia liberata". Ma nemmeno questa volta ne scaturirono frutti concreti, cosicché all'attuale stato delle conoscenze gli studiosi debbono presumere che la Betulia liberata di Mozart non sia mai stata rappresentata con il compositore ancora in vita.
La genesi dell'opera ci riporta all'anno 1734, anno in cui il libretto venne musicato per la prima volta da Joseph Reutter il Giovane. Il ricordo dell'assedio turco di Vienna del 1683 era ancora vivo. Senza l'esercito di liberazione guidato dal coraggioso sovrano polacco Jan Sobieski, Vienna sarebbe stata assorbita dall'Impero Ottomano e la visione asburgica di dar vita ad una superpotenza europea sarebbe sfumata per sempre. Ma similmente a quanto accadde con Giuditta le cose non andarono così. Chi prende audacemente in mano il proprio destino può sfidare anche le situazioni più disperate: questo era il messaggio che l'imperatore Carlo VI voleva trasmettere al suo popolo; servendosi a tal fine, com'era nel costume del tempo, di una parabola artistica. Incaricò quindi il suo poeta di corte Pietro Metastasio di trarre dalla vicenda di Giuditta il libretto per un oratorio. Negli anni a venire ben una quarantina di compositori avrebbero scritto degli oratori sul testo di Metastasio.
Per Metastasio non era nulla di insolito che il suo libretto godesse di tale favore. Solo tra il 1720 ed il 1835 i suoi ventisette drammi per musica vennero musicati oltre ottocento volte, tra il 1727 ed il 1823 i testi dei suoi otto oratori vennero musicati in diversi Stati europei oltre trecento volte. Metastasio era il librettista più celebre e di maggior successo della sua epoca, anche se alla fine della sua vita ebbe a rendersi conto del fatto che da tempo gli sviluppi musicali richiedevano testi di ben altro genere. Si richiedevano, anche per risparmiare, opere non più eroiche ma intimistiche, e dopo le riforme operistiche di un Christoph Willibald Gluck e di un Niccolò Jommelli anche l'opera ispirata al classicismo della tragedia francese, il teatro delle arie, era passata di moda.
Il giurista e poeta, nato a Roma nel 1698 e scomparso a Vienna nel 1782, sapeva bene sino a quel momento cosa dovesse alla sua epoca e ai suoi datori di lavoro. Dal 1720 al 1730 lavorò come libero drammaturgo, un decennio dopo fu poeta di corte al servigio del sovrano asburgico Carlo VI (1711-1740), quindi - per altri quarant'anni - della di lui figlia, l'imperatrice Maria Teresa. Metastasio era figlio del soldato papale e commerciante Felice Trapassi. Della sua formazione si occupò il suo padrino di battesimo, il cardinale Pietro Ottoboni. Questi lo mise in contatto con Gian Vincenzo Gravina, uno dei più influenti giuristi e filologi romani, il quale lo accolse a casa sua e lo istruì insieme ad altri allievi nella giurisprudenza e nello studio dell'antichità, per infine adottarlo ellenizzandone il cognome da Trapassi in Metastasio. Dopo la morte, Gravina gli lasciò in eredità la sua biblioteca ed un'ingente somma di denaro. Ma quando esplose una vertenza con altri eredi, Metastasio rinunciò all'eredità e si trasferì a Napoli, dove si insediò come giurista e poeta.
Qui i contatti con la famiglia aristocratica Pignatelli gli spianarono la strada per la sua successiva carriera viennese. Marianna d'Althann Pignatelli aveva sposato un intimo dell'imperatore Carlo VI ed era dama di corte dell'imperatrice Elisabetta; suo cognato era divenuto vicerè di Napoli nel 1722. A Napoli ebbe anche inizio l'amicizia tra Metastasio ed il compositore Johann Adolph Hasse ed il castrato Carlo Broschi, divenuto famoso col nome di Farinelli, amicizia che durò tutta la vita. Il grande soprano Marianna Benti Bulgarelli, detta "La Romanina", lo incoraggiò infine a cimentarsi, dopo minori opere occasionali composte per l'aristocrazia napoletana, anche con dei libretti che facessero programma per l'intera serata.
Ancora Marianna d'Althann Pignatelli fu l'orchestratrice della nomina di Metastasio a poeta di corte imperiale a Vienna, dove egli adì la successione del veneziano Apostolo Zeno, il quale si era a sua volta impegnato in suo favore.
Nella sua Betulia liberata, Mozart segue appieno il modello dell'oratorio napoletano in due movimenti con sei o sette arie e coro oltre che nei finali anche nelle arie. Dal punto di vista storico, il genere oratoriano prese le mosse dagli incontri della Confraternita di San Filippo Neri (1515-1595) a Roma dediti alla preghiera organizzati in una sala detta "oratorio", per l'appunto, a metà del Cinquecento. Ispirandosi a queste laudi, con la sua Rappresentatione di Anima, et di Corpo (1600) l'ex sovrintendente del teatro di corte di Firenze Emilio de' Cavalieri diede l'avvio al genere, che nel corso dei secoli conobbe le forme più diverse.
All'inizio, per via del contenuto religioso e della rinuncia alla rappresentazione scenica gli oratori venivano eseguiti durante la Quaresima per sostituire l'opera. Nei suoi oratori Händel non puntò solo su soggetti biblici ma anche su leggende e miti classici ed assegnò al coro dei compiti centrali. E ben presto al centro dell'interesse creativo dei compositori la musica strumentale venne sostituita da quella vocale. Anche i contenuti dell'oratorio si ampliarono. Oltre a oratori sacri e profani - Le stagioni di Haydn svolsero a tal fine un fondamentale ruolo di precursore - la gamma comprende ormai addirittura oratori dogmatici o politici, come il War Requiem di Benjamin Britten o Das Floß der Medusa di Hans Werner Henze.
In quest'ottica pertanto non rappresenta una restrizione dello orizzonte drammaturgico il fatto che il Festival di Pentecoste di Salisburgo 2010 abbandoni la tradizionale presentazione di un'opera napoletana e di un grande oratorio napoletano per contrapporre invece due diverse composizioni oratoriane pur concepite entrambe sulla base della tradizione napoletana, tanto più che sono dedicate allo stesso tema e riferite in particolare, per la scelta dei compositori, anche alle relazioni tra Napoli e l'Austria. Alla Betulia liberata di Mozart del 1771 infatti viene contrapposta la versione musicata ultimata già nel 1743 di Niccolò Jommelli, a sua volta basata sul libretto di Metastasio.
Jommelli, nato nel 1714 ad Aversa, nei pressi di Napoli, e morto a Napoli nel 1774, oltre che l'antesignano dello stile classico di un Haydn e di un Mozart viene considerato un importante riformatore operistico. Sebbene durante il suo primo viaggio in Italia dopo aver sentito a Napoli l'Armida abbandonata di Jommelli Mozart avesse espresso il giudizio: «è bella ma troppo intellettuale e antiquata per il teatro», nel 1787 nella scena per soprano «Bella mia fiamma» - «Resta, o cara» KV 528, scritta per Josefine Duschek, egli si ispirò visibilmente alla precedente opera di Jommelli. E il suo giudizio era cambiato: «Quest'uomo ha la sua specialità, nella quale brilla, e brilla tanto che dovremo pur smetterla di tentare di farlo fuori» recita la sintesi fatta da Mozart sul compositore operistico Jommelli, il quale nei sedici anni trascorsi come maestro di cappella di corte presso l'opera di Stoccarda produsse una o due grandi opere serie all'anno per dedicarsi successivamente anche all'opera buffa. Il primo incontro tra Mozart e Jommelli si era svolto già il 10 luglio1763 a Ludwigsburg. In seguito a tale incontro, Leopold Mozart si era lasciato andare al venefico commento che il «gran maestro di cappella Jomelli fa di tutto per sterminare i tedeschi da questa corte», anche se, come aggiunge Leopold, Jommelli non poté fare a menodi ammettere davanti a Wolfgang che «è sorprendente e quasi incredibile che un figlio di natali tedeschi sia un tale genio della musica e possa avere tanto spirito e fuoco».
Walter Dobner
http://www.salzburgerfestspiele.at/